Giuseppe Verdi

RIGOLETTO 

Un giullare custodisce la sua vita dentro un baule.

Dentro quella scatola si nascondono i suoi ricordi, i suoi pochi averi, ma soprattutto i suoi tesori: frammenti di un amore impossibile, di una colpa e di un sogno infranto.

È lì che tutto prende vita — in una grande scatola di specchi, dove ogni riflesso rimanda a un’emozione, a una paura, a un volto perduto. Gli specchi raccontano la fragilità dell’anima, la sua dualità: essere in più punti, guardarsi e non riconoscersi, non sentirsi mai soli davvero. Ogni immagine riflessa diventa un ricordo che si muove, si deforma, si sdoppia.

Durante la sinfonia, Rigoletto vede Gilda bambina. Gioca con delle bambole, un principe e una principessa. Lui teme quel principe e lo nasconde, tentando di proteggerla dal mondo crudele che lo circonda. Ma nel gesto di difendere, imprigiona; nel silenzio dell’amore, costruisce una gabbia di menzogne. Il baule diventa il luogo della memoria e del sogno, un teatro segreto dove il giullare rievoca e reinventa la propria vita. Dentro quella scatola magica, i sentimenti governano tutto: il desiderio, la paura, la purezza, la colpa.

Rigoletto si trasforma così in una fiaba capovolta, dove la tenerezza si mescola all’ombra,

e dove gli incubi prendono forma nelle stesse superfici che riflettono la bellezza.

Amare è proteggere, ma anche lasciar vivere. E nel racconto del giullare, come in ogni favola, i sogni si frantumano in mille specchi e ognuno di essi continua a riflettere una verità diversa, perché la solitudine, a volte, è solo un riflesso di sé.

Danilo Coppola

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Giacomo Puccini, Tosca