Teatro Coccia, Novara
Marco Podda
CASSANDRA
È un viaggio nell’inconscio, nella febbre, nella trance, nel sonno, nel buio più profondo, nel mondo del tempo perduto. In un paesaggio lunare alcune ombre si aggirano tra le macerie di una città che non è più. Troia. Frammenti di quotidianità, tracce di vita normale, sepolte da tonnellate di calcinacci e rifiuti. Sussurri, lamenti, sangue sui muri, animali morti nelle vie, carcasse irriconoscibili e corpi umani bruciati, pozze di fango e rottami, polvere nei polmoni. In città vige il coprifuoco e non c’è alcuna via di fuga. Tutto è perduto. Tutto diviene cenere, fumo vacuo. La speranza di un futuro migliore affoga nell’abisso irrimediabile della guerra. In scena Thanatos, dio della Morte, angelo nero dalle ali lunghissime. È figlio di Nux e della Tenebra infèra, l’Erebo. Al suo fianco Ypnos, Dio del sonno profondo, della Trance, Nux, la notte profonda, Moros, il destino inevitabile, Ker, la Morte violenta, Erebos, figlio di Tenebre e Caos, Cloto, la tessitrice del filo della vita degli uomini, Atropo, colei che recide il filo. Tra le rovine della città distrutta compiono un rito esoterico e invocano il Demone distruttore Ares, Dio della guerra. Ares appare nel buio e, con parole di fuoco, inizia la narrazione del destino di Troia. Tutto si ferma. Si ode un respiro nella penombra. Lentamente, tra le rovine, appare una figura femminile con la testa tra le mani e le vesti bruciate. È Ecuba. Avanza lentamente invocando il Sonno guaritore di ogni affanno. È una figura disperata, annichilita, annientata. Ecuba esausta si addormenta invocando Ypnos liberatore. Lo spazio si trasforma. Ecuba sogna. Subito dopo da fondo scena giunge un’altra figura femminile. È Cassandra. È sola e porta una fiaccola. Dopo alcuni passi si arresta, come bloccata da una forza occulta e invisibile. Arriva a fatica al centro della scena, esausta, guidata da Thanatos. Gli occhi fissi nel vuoto, assorti in una visione. Da qui parte la storia di due donne disperate. Le donne Troiane sono creature ormai esauste, sospese in un limbo, senza più riferimenti familiari, bloccate per sempre sulle spiagge di Troia, costrette ad accettare ciò che non si può accettare e spinte con violenza ad entrare nel letto dei loro carnefici. Sono donne sfinite, insonni, digiune, trasformate in creature di terra, polvere e fango. Erano donne fiere, con una storia gloriosa, mogli di eroi. Oggi sono esseri fragili, affogati nella nostalgia, esposti al freddo, alla notte, al ludibrio dei nemici. Esistere, per loro, significa sopravvivere. Ma qui siamo a Troia, in terra maledetta: il tempo è infinito, l’orizzonte ristretto e tutto precipita nel vuoto. La sconfitta, la deportazione, la morale tradita, l’innocenza perduta; l’umanità deraglia inesorabilmente e sotto un cielo di piombo fuso si svolgono le vicende dell’innocente Astianatte, di Ecuba, e di Cassandra, donne troiane. I guerrieri greci si muovono con sicurezza ed arroganza: le donne sono di loro proprietà: il destino dei vinti. Giunge Taltibio, che annuncia il triste futuro di Ecuba e Cassandra nel palazzo dei vincitori, spose schiave dei loro carnefici. L’incendio di Troia è inevitabile e accade sotto gli occhi delle due donne affrante. Ritroviamo Cassandra sulla nave, preda di una malinconia insanabile, ora impegnata in un rito esoterico per invocare la vendetta sui carnefici. Nell’ultimo quadro siamo a Micene, davanti alle porte della reggia greca. Agamennone è ritornato in patria. Clitemnestra di fronte alle porte del palazzo reale ordina a Cassandra di entrare nella reggia come schiava. Ma Cassandra d’improvviso viene scossa da una profezia e si rivolge ad Apollo. È una vera e propria possessione, una crisi medianica, un viaggio nel futuro: Cassandra vede l’uccisione di Agamennone, annusa il sangue, vede la carne squartata come se accadesse in quel momento e annuncia l’evento a tutti, ma nessuno le crede. È il suo destino, la sua maledizione. Lo spettacolo si chiude con l’invocazione a Plutone e Persefone, dèi inferi. Cassandra viene uccisa e portata via da Thanatos sovrano, nel mondo dei morti. Tutto finisce rapidamente, così come era iniziato.
Daniele Salvo